La Rocca

La Rocca - G. Barosi

Rappresentazione della rocca dei Conti Ponzone Da un documento trascritto dalla prof.ssa G- Barosi Maggio 1996 Arch. Di Stato di Cremona – Arch. Ala-Ponzone

Castelponzone si lega fin dalle più antiche attestazioni documentarie alla famiglia Ponzone: agli inizi del Trecento, infatti, Ponzino Ponzone acquista il villaggio di Castelletto e ottiene nel 1338 da Azzone Visconti, signore di Milano, la licenza di fortificarlo ricostruendo una precedente fortezza detta “castello dei Bianchi” o “de Brachi”.

Prove documentali la danno sicuramente presente nel 1416 quando Giovan Galeazzo Ponzone diviene feudatario delle terre di questa zona. Il borgo viene eletto sede del feudo proprio per la presenza della rocca e per la conformazione urbanistica, circondato e protetto da un fossato e con due sole porte di accesso.

La rocca vive un momento di notorietà  quando, nel 1441, il condottiero Francesco Sforza, in viaggio per la chiesa di San Sigismondo dove sposa Bianca Maria Visconti, si ferma insieme al suo numeroso seguito a Castelletto de’ Ponzoni, ospite dei feudatari.

Nel 1648 al termine della guerra dei Trent’anni, che aveva sconvolto l’Europa e che vedeva francesi e spagnoli contendersi il territorio, la rocca viene in parte distrutta. Nel 1659 Pietro Martire Ponzoni ne inizia la riedificazione, rispettando la struttura esistente e utilizzandola come dimora signorile, con una connotazione difensiva provata dall’ampio fossato che la circondava e dai ponti levatoi d’accesso. Nella rocca trovano spazio anche le prigioni e una cappella.

La Rocca - piantinaL’aspetto della nuova rocca è tramandato dalla minuziosa descrizione e dalla pianta stilate dall’ingegnere della Regia Camera Diego Pessina nel 1696. Grazie ad esse sappiamo che la rocca di Castelletto de’ Ponzoni si affacciava sulla piazza della chiesa parrocchiale ed era circondata da un fossato che, proprio in faccia alla chiesa, aveva un ponte con volto, pavimento e parapetti in cotto. Tra il ponte e la porta della rocca vi era un ponte levatoio in tavole di rovere e grosse catene per sollevarlo. A fianco del ponte levatoio c’era anche una ponticella, anch’essa mobile, con cerniera e catene. Dal ponte levatoio e dalla ponticella si entrava nella rocca per il rivellino, dotato di porta grande e porta piccola e, passato un portico detto anche “galleria”, ci si trovava nel cortile interno, cioè nella “corte nobile”, ai cui lati c’erano vari locali.

Al termine della corte, dopo un altro portico, si trovava la scala nobile che portava al primo piano dove c’erano le stanze di residenza dei signori. Negli anni in cui viene stesa la descrizione della rocca essa era ancora in fase di completamento.

La Rocca - foto bianco e neroDa varie descrizioni e disegni d’epoca successiva si può dedurre che abbia avuto una trentina di ambienti, un salone inferiore, tre scale, due segrete, una prigione, due portici al piano terra, locali per la servitù, cucina, “sguataria”, cantina, una legnaia e due pozzi. Attorno alla rocca vi era un ampio giardino con passeggio.

E’ interessante ricordare che nel salone o nella corte nobile la popolazione poteva organizzare balli e spettacoli, previa autorizzazione del feudatario. Molti della famiglia Ponzone erano amanti della cultura in genere e forse per tale ragione spesso venivano messe in scena opere teatrali, commedie ed operette con attori provenienti da diverse città , non solo della provincia, a testimonianza dell’importanza del borgo nel territorio.

Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone, ultimo discendente maschio, muore nel 1842.

La rocca passa agli eredi che nel 1854 la vendono all’impresario signor Bertarini, il quale negli anni successivi la demolisce vendendone i materiali. Nel 1866 viene interrato il fossato che circondava l’abitazione del feudatario.

Chi volesse approfondire l’argomento può scaricare il capitolo

La rocca del Castelletto de’ Ponzone

tratto dal libro della prof.ssa Giuseppina Barosi: SCANDOLARA RAVARA E IL BORGO DI CASTELLETTO DE’ PONZONI (due passi nella storia dell’ex feudo Ponzone)